L’antica origine del torrone dei morti

Nella tradizione partenopea ci sono dei dolci veramente squisiti e che si mangiano in determinati periodi dell’anno, alcuni di questi sono sicuramente i torroni che si consumano durante i giorni dei morti, 1 e 2 Novembre.

Durante il periodo della commemorazione dei defunti, infatti sulle tavole dei napoletani, appaiono squisiti tronchetti di torrone dai gusti più disparati, coloratissimi e gustosissimi, a cui veramente non si pò resistere.

Un’usanza senza tempo

Ma da dove viene questa tradizione del torrone e perchè viene consumato proprio in questi giorni di festa? Partiamo col dire che l’uomo ha sempre cercato di esorcizzare al paura della morte e di ciò che lo aspetta nell’aldilà, noi napoletani ancora di più tendiamo ad esorcizzare questa inquietudine con la superstizione e perchè no qualche volta anche con un dolce.

In passato, i napoletani  usavano lasciare sulla tavola da pranzo, proprio in questo  particolare periodo, del cibo per le anime dei propri cari. Secondo un’antica leggenda infatti   si riteneva che proprio le anime dei defunti tornassero a trovarli durante queste giornate di festa, pertanto da qui il gesto di lasciare per loro dei dolci gustosi.

L’offerta di cibo ai morti, è una tradizione molto antica e risale ai popoli del passato, rivisitata poi nel corso del tempo.

Cibo, defunti e leggende

Le leggende legate al cibo con il culto dei defunti sono veramente tante c’è quella dell’antica Grecia in cui si narra che Demetra, divinità femminile greca escluse le fave dai legumi portati in dono ai Fenati quando si recò nella loro città e  non solo ne  proibì severamente la presenza ma anche  l’uso durante i suoi riti, ritenendo le fave dei legumi  impuri. Iniziò così la credenza secondo la quale la pianta della fava servisse come mezzo di comunicazione tra il mondo dei vivi e dei morti in quanto dotata di radici profonde e di stelo cavo privo di nodi, e per questo che  i greci la proibirono nei riti oracolari poichè si credeva che rendesse impura  sia la mente che il corpo.

C’è quella di Odilone il quale ordinò che durante la sera della vigilia del 2 novembre le fave divenissero cibo di precetto nei monasteri durante la preghiera e che, cotte insieme ai ceci, fossero date per sfamare i poveri per le strade. Ecco perché ancora oggi in molte regioni d’Italia nel periodo di Ognissanti e dei morti si mangiano zuppe di cereali e fave.E tante altre leggende che il nostro paese custodisce in molti dei suoi rituali.

Il torrone oggi

Oggi il torrone dei defunti, viene consumato sia per tradizione ma soprattutto per abitudine. C’è da dire inoltre che i torroni serviti oggi nelle pasticcerie sono ben diversi, sia nella presentazione che nei che sempre meno assomigliano a quelli del passato ormai definiti ampiamente superati. Insomma tradizione, modernità e consumismo si fondono e creano un mix veramente gustoso a cui nessuno riesce a dire di no.

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